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Google Plus è morto, finalmente.

Google Plus è morto

Nel 2011 Google si mise in testa la balzana idea di fare concorrenza a Facebook creando un proprio social network. “Lo integriamo con la nostra piattaforma mail, lo facciamo più fico graficamente, mettiamo in giro la voce che ha effetti sulla Seo e facciamo le scarpe a Zuckerberg”, si dissero.

Non funzionò proprio così, per motivi che è possibile ritrovare in una vasta letteratura tecnica ma che possiamo sintetizzare con la frase: non tutte le ciambelle riescono con il buco, anche ai giganti della Silicon Valley.

Dopo sette anni di cagionevole vita Google+ finalmente raggiunge il paradiso dei social defunti, insieme a MySpace e FourSquare, e lo fa nel modo meno dignitoso possibile. Un’inchiesta del Wall Street Journal ha infatti rivelato che nel 2015 la sicurezza di Google+ è stata violata esponendo i dati personali di circa mezzo milione di utenti e, cosa ancora più grave, che Google non ha mai fatto niente per porre rimedio a questa falla.

Il motivo di tutto questo livore verso questo social network è presto detto: molte aziende sono state convinte da specialisti Seo che avere una pagina Google+ avesse taumaturgici effetti sul posizionamento del sito aziendale sulle Serp di Google, costringendo moltissimi social media manager a postare contenuti, ricercare interazioni e stimolare conversazioni anche su questo social nato asfittico. L’utenza attiva era infatti meno del 20% e il 90% di questi utenti attivi stavano sulla piattaforma per meno di 5 secondi. In pratica ogni volta che ti loggavi su Google+ potevi sentire il suono del vento nella prateria, tanto vuoto e privo di vita era l’ambiente.

Lezione appresa: a ogni azienda riesce bene fare una cosa o due. Microsoft fa i sistemi operativi e gli applicativi; Facebook i social media; Google il motore di ricerca e gli strumenti online. Cercare di inseguire i concorrenti sul loro territorio di caccia può essere tanto inutile quanto dispendioso.