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Intelligenze artificiali un po’ furbette: le fake AI

L'inganno delle fake AI - intelligenze artificiali furbette

 

Nonostante la roboante propaganda tecnologica gli avanzamenti nella ricerca dell’intelligenza artificiale non fanno i passi avanti promessi. Considerato che sono più di 60 anni che la ricerca investe miliardi di dollari l’anno, e che recentemente i FAGA (Facebook, Amazon, Google e Apple) si siano impegnati attivamente nella questione, rimane molto difficile organizzare un servizio online basato sull’AI. Tanto difficile che alcune aziende hanno capito che è più economico e più facile convincere gli esseri umani a comportarsi come i robot, piuttosto che insegnare alle macchine a comportarsi come esseri umani.

Benvenuti nel mondo delle fake AI.

Nel 2008, Spinvox, una società che convertiva i messaggi vocali in messaggi di testo, è stata accusata di utilizzare esseri umani nei call center, oltre che le macchine, per svolgere il lavoro.

Nel 2016, Bloomberg ha evidenziato la difficile situazione degli umani trascorrendo 12 ore al giorno facendo finta di essere chatbot per i servizi di pianificazione del calendario come X.ai e Clara. Il lavoro era così sconvolgente che i dipendenti umani dissero che non vedevano l’ora di essere rimpiazzati dai bot.

Nel 2017, l’app per la gestione delle spese aziendali Expensify ha ammesso di aver utilizzato gli esseri umani per trascrivere alcune delle ricevute che richiedeva di elaborare utilizzando la sua “tecnologia smartscan”. Le scansioni delle ricevute venivano inviate allo strumento di lavoro di crowdsourcing di Amazon, dove lavoratori a bassa retribuzione leggevano e trascrivevano.

La stessa Facebook, che ha investito molto nell’AI, ha fatto affidamento sugli esseri umani per l’assistente virtuale di Messenger.

In alcuni casi, gli esseri umani vengono utilizzati per addestrare il sistema di intelligenza artificiale e migliorarne l’accuratezza. In altri casi, le aziende fingono di farlo, dicendo agli investitori e agli utenti che hanno sviluppato una tecnologia AI scalabile pur affidandosi segretamente all’intelligenza umana.

Alison Darcy, psicologa e fondatrice di Woebot, una chatbot per il supporto della salute mentale, la descrive come la tecnica di creazione guidata di Oz. “Spesso c’è una persona dietro la tenda, piuttosto che un algoritmo “, ha detto; aggiungendo che la costruzione di un buon sistema di AI richiede una tale quantità di dati che spesso i progettisti, prima di effettuare l’investimento, hanno bisogno di un periodo iniziale di prova per sapere se c’è una domanda sufficiente per sostenere un investimento così importante.

Dietro l’idealismo delle start up che vogliono “rendere il mondo un posto migliore” c’è quindi un realismo contabile che spinge molti di questi idealisti a scendere a compromessi con le questioni etiche.

Fonte: Theguardian.com