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Le prossime parole d’ordine nella comunicazione digitale

 

Più o meno ogni sei mesi il mondo della comunicazione digitale vive un’epifania che cambia le carte in tavola. Da questi eventi nascono non solo tante opportunità (o crisi) ma anche nuove parole d’ordine e nuovi mantra che i vostri consulenti di comunicazione cominceranno a usare per giustificare quello che stanno facendo con i vostri soldi. Per farvi trovare preparati, ed essere in grado di ribattere colpo su colpo, ecco una le prossime cinque parole d’ordine, valide per tutto il resto del 2019.

Video sì, ma live e snackable

I video sono sempre i contenuti preferiti dagli utenti, quindi dalle piattaforme social, quindi dai brand. Però le modalità di fruizione e le scelte dei consumatori si stanno a poco a poco specializzando. I video live sono preferiti perché poco sofisticati, veraci, spontanei. Anche quando sono usati da personaggi famosi o brand interstellari conservano sempre quella specie di fascino della diretta, quell’imperfezione suggestiva che fa tanto verità. Per snackable si intende un contenuto che può essere consumato come uno snack: voglia di distrarsi, un paio di morsi, un buon sapore in bocca e stop. Non è solo una questione di tempi di durata, ma anche di progettazione creativa, perché il video snack deve essere comunque soddisfacente e lasciare buone impressioni, in modo che più avanti venga voglia di dare un altro morso.

Realtà aumentata

Concetto che ha cominciato a diffondersi già da un paio d’anni, ma che nel 2019 è pronto a fare il grande salto, lasciando la nicchia dei nerd per affacciarsi al grande pubblico. Tutto questo grazie alla piattaforma Snapchat che fa vasto assegnamento sui filtri grafici da aggiungere a video e foto, cominciando con le maschere, passando alle lenti e arrivando all’arte contemporanea (Leggi qui). Ormai l’azienda guidata da Evan Spigel ha conquistato la leadership nel settore, primato che la rende appetibile per colossi come Apple.

Chatbot

Secondo Hubspot il 47% dei consumatori acquista articoli tramite chatbot perché vuole poter comprare online a tutte le ore del giorno e della notte, e solo i bot riescono a lavorare h24 e a rispondere cortesemente anche alle 4 di mattina. Quindi il nuovo standard della customer care è l’implementazione di chat bot nei siti istituzionali e nei social aziendali. Certo, una cosa è implementare un chatbot, un’altra è renderlo pienamente funzionante.

Microinfluencer

Le chiare ferragni sono ormai inarrivabili, tipo le icone hollywoodiane o le rock star; quindi da un punto di vista di marketing sono appannaggio solo dei big brand da miliardi di fatturato. Per tutte le altre aziende comincia l’epoca dei microinfluencer. Persone normali con qualcosa di speciale, spontanee, affidabili, familiari, protagonisti con cui è facile immedesimarsi. Molti influencer da qualche migliaio di follower possono fare meglio della superstar di Instagram. Investimenti più ragionevoli, ROI migliori e, grazie alle peculiarità degli algoritmi dei principali social media, un tasso di engagement più alto.

Customer journey

Oggi i principali canali social costituiscono il primo touchpoint per l’acquisizione del cliente. Il famoso funnel – l’imbuto che conduce il navigatore distratto a comprare da voi un prodotto o un servizio – sta per essere messo da parte e sostituito con il customer journey: un viaggio degli occhi e della mente del futuro acquirente che attraverso i contenuti prodotti dal brandcerca di capire se quel prodotto o servizio fa al caso suo. Facebook e Instagram diventeranno presto i principali partner commerciali delle aziende. Inoltre la fase post vendita verrà sempre più curata, continuando infatti a sedurre il cliente con materiali di comunicazione e servizi lo si rende un ambasciatore del brand presso la propria cerchia di conoscenze, nel mondo reale e sui social.